Rimbaud: l’illuminazione

Prima parte, il poeta in conferenza.

Pietro iniziò la sua conferenza senza presentarsi. “Sono un altro”: spiegare questo dal momento in cui è stato contattato avrebbe richiesto un certo tempo non appropriato in questa circostanza. 

Aveva cura di portare circa un centinaio di diapositive. Con sua Nikon, il poeta aveva fotografato a tarda notte diapositive, ritratti, immagini tratte da libri, fotografie di luoghi, siti archeologici, ogni tipo di documento. In breve, tutto il materiale di cui aveva bisogno per sostenere il suo discorso e dimostrare che le sue parole non erano del vento, ma una realtà, una conoscenza che non sempre aveva la cittadinanza. Dominique aveva fornito il proiettore e lo schermo del liceo e, servendosi di un telecomando, avrebbe moderato con queste immagini la sera. 

Poesia descrittiva e poesia suggestiva

Pierre affrontò diversi approcci alla poesia, diverse definizioni e dichiarò di non voler esporre i legami che correvano tra questi approcci in un’analisi storica del tema. Al contrario, il pubblico capiva che tra questi approcci c’è una consueta distinzione tra poesia descrittiva e poesia suggestiva. 

La prima considera la poesia come un’arte, un mestiere in cui si gioca con le parole per raggiungere una bellezza nella forma… Cento volte rimettere il suo lavoro prima di sperare di arrivarci! È la poesia che utilizza solo la seconda fonte di conoscenza, la fonte intellettuale, ma non la fonte personale e creativa.  Questa è la poesia classica contro cui si erano scagliati i romantici guidati da Victor Hugo. 

La seconda è la poesia suggestiva. Essa parte dal presupposto che vi sia un indicibile, un mistero, una fonte, una voce che non può essere descritta ma di cui possiamo soltanto testimoniare suggerendo ciò che essa può rappresentare per l’uomo. 

Pierre situò il suo discorso essenzialmente nell’ambito della poesia suggestiva, di un movimento nato con i romantici che proseguì con il lavoro sul mondo doppio, la surrealtà.

C’è un punto in comune, ineludibile: il poeta non esprime il suo pensiero ma testimonia, rilancia una voce, una fonte che non padroneggia, che solo con la sua arte può meglio conoscere, meglio tradurre nel linguaggio degli uomini. Certo, si poteva evitare la domanda e limitarsi a citare la parola di Pagnol in “La gloria di mio padre”: “una fonte, non si dice!” 

Ma dato che la sorgente è dentro ognuno di noi, nulla ci impedisce di parlarne, di abbeverarci, di mescolare le reti d’acqua prodotte da ognuno di noi in un lungo fiume pacifico. Siccome eravamo in una scuola superiore, Pierre introdusse il suo discorso grazie a un aneddoto riguardante una studentessa di fronte a una domanda di letteratura francese alla licenza liceale.

Rimbaud la sua poesia il dormiente della val

Una giovane liceale del suo quartiere aveva raccontato alla panettiera dove comprava il pane, com’era andata l’orale dell’esame di maturità francese e la ragazza, deposta, confessò di non aver capito nulla del poema di Rimbaud, “il dormiente del val”, che la giuria le aveva chiesto di commentare. 

Pierre aveva riletto questa poesia, e si rese conto che gli insegnanti della ragazza l’avevano preparata solo per una lettura superficiale della poesia: riconoscere un soldato morto nel fosso durante la guerra del 1870. Questo significa vedere in questo testo solo un documento di una poesia descrittiva, molto più facile da leggere tra tutti gli altri testi di Rimbaud eminentemente suggestivi.

Descrizione del pozzo di luce

Ma come poteva una ragazza impreparata dai suoi professori riconoscere nelle parole: “Il sole della montagna fiera splende”, “una piccola vallata che schiuma di raggio”, “la luce piove”, la descrizione di questo pozzo di luce che ogni essere vivente attraversa al momento della morte e che l’insider può passare anche durante la vita quando parte alla ricerca della sua fonte di vita? Come non vedere che questo testo, come il resto dell’opera baldiana, si inserisce in una poesia suggestiva?

In prima fila, Dominique e Laurie approvarono un movimento della testa e i loro sguardi lo spinsero a sostenere il suo proposito.

Pietro analizzò l’opera di questo giovane poeta che, da adolescente, si era avventurato su questa strada incontrando la bellezza e la saggezza della sua anima. Rimbaud è la figura emblematica del poeta, è anche lui che è riuscito meglio a parlare del suo incontro con la sua fonte di vita oltre la luce. 

Pietro espose la sua lettura della poesia “Il dormiente della val” estratta dalla raccolta “Poesie”. 

Rimbaud nelle sue prime poesie rimane vicino alla poesia parnassiana e ufficiale, adottando una forma classica nonostante la natura suggestiva del discorso. Un soldato morto è sdraiato sull’erba. Il ritratto di questa morte è circondato da immagini che sono uscite direttamente da un incontro soprannaturale e senza aver vissuto un tale momento è difficile riconoscerle, tanto che la maggior parte dei lettori resta in prima lettura e classifica questa poesia tra i testi più accessibili dell’autore.

Subito dopo, il 10 giugno 1871, Rimbaud rigetterà queste poesie che non corrispondono più allo stato d’animo del veggente, che significa più apertamente ciò che vede. Ciò significa che non ha osato spingersi abbastanza in là nella sua traduzione dell’illuminazione, ma significa anche che ne ha già parlato e questa poesia “il dormiente della valle” è proprio una delle poche del libretto “Poesie” in cui il poeta, di fronte alla morte di questo soldato, va oltre la morte per attestare quella luce divina che ci attrae per trasformarci e accoglierci a casa nostra. 

Le indicazioni relative a questo incontro con la luce celeste 

sono: “dove splende il sole fiero della montagna”, Pietro indicò che per lui si tratta di questa magnifica sorgente di luce che si incontra all’uscita del pozzo di luce come dopo aver scalato una gigantesca montagna e che può essere fiera della sua altezza perché quella altezza corrisponde alla natura divina che ci aspetta lassù…

“una piccola val che schiuma di raggi”, la piccola val può trasporsi in questo mondo doppio in fondo al pozzo di luce, là dove l’involucro carnale giace e schiuma di raggi come l’espressione più avanti 

“la luce piove” descrivono con sorprendente precisione questa alchimia di luci tra una luce più forte che piove su di voi e raggi di luce che si riflettono in voi per sollevarvi e aiutarvi ad andare verso la sorgente di luce. Senza questi due movimenti: la luce che scende dalla fiera montagna e i raggi che schiumano dal fondo della piccola valle, l’approccio alla fonte di luce è impossibile per l’anima, da qui questo insegnamento veicolato dai maestri iniziati di avere un’anima ben pulita per potersi impregnare di questa luce e rifletterla, farla salire in voi in osmosi con la fonte. 

I due movimenti dell’iniziazione: involuzione e poi evoluzione

L’iniziazione e l’incontro con la luce celeste scaturiscono da questi due movimenti inseparabili che vengono trasposti, corrispondono all’involuzione e all’evoluzione! Quest’ultima ha lo scopo di trasformare il nostro volto umano sotto l’effetto di questa luce divina per dargli la capacità di elevarsi per raggiungere l’anima al di là del pozzo di luce. 

La descrizione è semplice ma giusta, pura, troppo succinta forse per il lettore profano e Rimbaud ha ragione a voler trascrivere nei suoi testi futuri più elementi intrinseci a questo incontro soprannaturale. 

Il regalo del poeta al soldato morto e abbandonato

Pierre conclude che Rimbaud ha parlato di questo soldato morto dell’ambiente adatto alla salita in paradiso, dono del poeta iniziato e vedente al soldato morto e abbandonato al freddo dagli uomini ma soldato morto che è già sulla sua strada verso la pace dell’eternità.

tableau le dormeur du val d'olivier Bonnelarge
tableau le dormeur du val d’Olivier Bonnelarge

La natura in questi cinema d’ottobre non riesce che vestire il morto con pezzi d’argento ghiacciati che arrivano dal torrente. Il poeta è l’unico a scaldare il morto e a dargli quei raggi d’oro di luce… 

“Oggi so rendere omaggio alla bellezza”

Più che un alchimista sul posto di lavoro, un poeta può attingere direttamente la luce dalla sua fonte eterna. Quando smetterà di scrivere poesie, Rimbaud dirà: “È successo”. Oggi so salutare la bellezza”. 

Arthur Rimbaud

Per Pierre questo può significare che Rimbaud ha conosciuto la bellezza dell’incontro divino da molto tempo, fin dalle sue primissime poesie, che ciò è avvenuto, ma che non sa restituirla e salutarla nel suo giusto valore, che ha dovuto impararla e che ora che sa celebrarla, smette di scrivere perché le parole diventano inadatte a questa traduzione. 

Fin dalla prima poesia, ci sono i frutti dell’illuminazione, anche se ne arriveranno altre per renderla più chiara e ricca di saggezza. Ma la poesia non è un riempimento di luci. E’ solo un momento e poi, è con i fatti che il poeta deve cambiare la sua vita, deve cambiare la vita! Questo si riferisce all’evoluzione umana del poeta che, con il messaggio dell’illuminazione, deve gestire lo sviluppo della sua espressione politica, economica e sociale.

L’evoluzione del poeta, la sua missione

Patrick, Gerardo e Carine, in fondo alla sala, indicarono con gesti allo speaker che tutto era tranquillo così Pietro continuò la sua presentazione mettendoci un po’ più di provocazione. 

Rimbaud ci ha tradotto fedelmente le immagini di questa bellezza? 

No, non ha voluto o non ha potuto liberarsi dall’odio che ha rivolto alla sua società e che ha limitato la sua espressione. Ha suggerito, anche se brevemente, di mescolare il suo messaggio al sarcasmo e alle critiche che ha rivolto alla società. 

 forniscono uno stato di transizione tra l’attrattiva della derisione e della morbosa e l’attrattiva della liberazione.

Nulla è stato ancora fissato definitivamente e mai lo sarà per volontà del poeta. Il suo messaggio non è riducibile ad un senso o ad una ragione, sfugge al testo e rende il lettore insoddisfatto.

Non spetta al poeta tracciare una strada e frecciarla per gli altri, spetta al lettore tracciarla lui stesso creando il proprio linguaggio poetico in grado di assicurare il dialogo con la propria anima.

Il poeta testimonia lo scopo, l’incontro e lo rende indelebilmente presente, è tutto, ma è l’essenziale, perché da questa affermazione che l’incontro è avvenuto nascerà tutta una serie di conseguenze, conseguenze che devono cambiare la vita!

Lo speaker diede il suo piano: prima parlerebbe brevemente dell’incontro e del dialogo dell’anima per l’anima, poi in un secondo tempo illustrerebbe più a lungo le conseguenze di questo incontro capaci di cambiare la vita e quindi anche la società, le istituzioni politiche economiche e sociali.

Pierre lesse nell’espressione di Dominique un senso di disapprovazione, ma Laurie gli fece segno di perseverare e di andare al fondo della sua affermazione. Pierre ammise che la formazione accademica della professoressa di lettere l’aveva più familiarizzata con la poesia descrittiva che con tutto ciò che si deduceva da una poesia suggestiva e preferì tenere a mente gli incoraggiamenti di Laurie.

Rimbaud ha ordinato di non pubblicare i testi della sua prima raccolta “Poesie” perché non aveva osato parlare di ciò che vedeva, e nella sua raccolta “Illuminazioni” troviamo una descrizione più franca del suo incontro con quella luce di cui ha parlato il soldato morto. 

“Mistico”

Il testo intitolato “Mistico” riprende la descrizione di questo doppio movimento della luce e parla ancora una volta di “pendenza del pendio, prati, spigolo del capezzolo” Ora il paesaggio di luce è abitato. Ci sono angeli. La linea di cresta è divisa in tre: a sinistra, orrori e omicidi, a destra, la linea del progresso. La striscia in cima al quadro è formata da notti umane che si agitano come conchiglie di mare prima di nuotare verso la pace dell’eternità. 

La luce soffusa non scende più solo per prendere il soldato morto, ma è portatrice di un principio che cambia il nostro mondo e” fa l’abisso fiorente e blu là sotto “…come il” crescione blu” della piccola val laggiù, sulla terra…

Pierre collegò questo paesaggio blu alla famosa arancia blu di Paul Eluard.

Evoca le foto della terra scattate dallo spazio, questo pianeta blu. Il poeta assicurò che anche lui, al ritorno dalla sua traversata del pozzo di luce, si dirigeva verso quell’arancia blu che portava, in un determinato punto, il corpo carnale che doveva raggiungere. Blu, è anche questo colore blu cielo d’Egitto, ancora più bello del lapis lazuli, e che fu il colore reale dei più alti iniziati: faraone e sommo sacerdote. Pietro avvertì il pubblico che sarebbe tornato più tardi nel suo discorso, a parlare dell’antico Egitto.

Il poeta veggente guarda dal suo luogo di vita celeste, questi paesaggi terrestri e bluastri. Rimbaud sottintende di essere portatore di questa capacità di vedere i nostri paesaggi terrestri bluastri. Rimbaud è quindi più prolifico nella sua dichiarazione, ma non va fino in fondo! Parla dei lati sinistro e destro dello spigolo, ma cosa vede al centro? 

Parla solo di luce, ma non del Verbo Oro nell’esperienza soprannaturale, e non possiamo vedere la cresta della luce, non possiamo vedere l’abisso fiorente e blu qui sotto come un astronauta possa oggi osservare il nostro pianeta blu, come l’illuminato che ritorna nel nostro universo vede per primo la terra blu e non incontrare il Verbo, colui che ti dice di ritornare nella tua busta carnale! 

Perché non testimoniare allora dell’incontro con Dio? 

Rimbaud disdegnava la bigotteria e una religione cattolica che allora sosteneva una corrente politica realista ed esibiva il sacro cuore di Gesù come per difendere un primato che la laicità repubblicana gli toglieva. 

Ma Rimbaud non nega la presenza di Dio, ma semplicemente la sottintende, rendendo più difficile per i lettori cristiani di Rimbaud collegare la sua opera agli scritti ispirati e rivelati.

“Barbaro”

Nelle “Illuminazioni” parlerà di Dio, ma nella poesia “Barbara” sarà per deridere l’immagine del Dio che fioriva ai suoi tempi: “il padiglione di carne sanguinante sulla seta dei mari e dei fiori artici”, cioè questi striscioni all’immagine del Sacro Cuore sanguinante di Gesù i cui portatori sono per la vista simili a barbari, a persone che non capiscono nulla della cultura, della bellezza e dell’incontro con Dio.

Siamo nel 1873, l’anno in cui il barone di Belcastel, animatore dell’Apostolato della preghiera e uno dei principali promotori dei comitati cattolici e dei congressi eucaristici, coordinò il pellegrinaggio nazionale a Paray-le-Monial che votò la Francia al Sacro Cuore, come se questa devozione potesse riscattare la patria dei disastri militari e civili del 1870 e del 1871.

Rimbaud copre di sarcasmo questa rappresentazione divina di paccottiglia che non corrisponde affatto alla bellezza e alla saggezza del suo incontro personale con Dio.

Può esserci un’illuminazione senza un pizzico di incontro con ciò che vive e anima l’anima, con chi ci parla dall’anima? 

Dio parla e il poeta è uno dei primi a dialogare con lui e dice ai suoi lettori che devono rispondere anche a lui.

Pietro si rese conto che il suo pubblico poteva avere qualche difficoltà a seguirlo. Preferì chiudere prima con Rimbaud prima di tornare sull’illuminazione e sul posto del poeta tra tutti coloro che dialogano con Dio. 

“Vite”

Nel testo “Vies”, Rimbaud preferisce esporre la missione che gli spetta dalle sue illuminazioni.

Si vede sulle terrazze del tempio. “Esiliato qui ho avuto una scena dove recitare i drammatici capolavori di tutte le letterature. Vi dirò le ricchezze inaudite. Guardo la storia dei tesori che trovavate. Vedo cosa succede dopo! La mia saggezza è disprezzata come il caos. Che cosa è il mio nulla, con lo stupore che vi attende?” 

Il poeta veggente parla ma non cerca di fare proselitismo. Avverte semplicemente coloro che non vogliono riconoscere la sua testimonianza: lo stupore che li colpirà nel momento del loro incontro con la luce, in ultimo luogo, nel momento della morte del loro corpo, sarà molto più forte di tutte le imprese umane per contenere il veggente nel nulla e rigettare la sua saggezza!

In seguito a tale presentazione della dimensione della poesia suggestiva, il pubblico poteva ora scoprire la natura del lavoro poetico, i modi di trovare l’illuminazione e poi, in una seconda parte, la portata di tale evoluzione sarebbe stata precisata. 

Infine, in un’ultima parte, il poeta propose di guardare alcuni esempi storici di evoluzione sociale e come il messaggio poetico fosse stato occultato, represso, distorto.

Pietro si fermò. Fece una pausa. Perché Rimbaud si limitò ad avvertire i suoi lettori increduli dello stupore che li avrebbe colpiti? 

Tradurre da soli, senza dio, l’indicibile per cambiare la vita

Anche lui si sentiva incapace di tradurre l’indicibile nel cuore del mistero dell’incontro soprannaturale, ma perché non è passato ai fatti? Pierre chiese al pubblico di ricordare che Rimbaud, come molti dei poeti che si unirono alla fonte della loro poesia, visse da solo. Anche l’amicizia di un altro poeta come Verlaine non gli ha permesso di confidarsi pienamente con qualcun altro e non è probabilmente una Matilde tutta chiusa nella sua vita borghese che ha potuto dargli un gusto del vero amore tra un uomo e una donna.

Rimbaud all’età di 19 anni a Parigi, il 1° novembre 1873

“Foto rara di Arthur Rimbaud, scattata da Ernest Balthazar, un fotografo di strada a Parigi, il novembre 1873.

Rimbaud all’età di 19 anni a Parigi, dopo la pubblicazione a conto d’autore della Raccolta Una stagione all’inferno, nell’ottobre 1873 a Bruxelles. Nell’estate del 1873 si separò da Paul Verlaine che gli sparò con una pistola a Bruxelles.

Come immaginare allora per questi poeti, di mettersi al lavoro e di costruire un movimento alla misura degli insegnamenti catturati?

Rimbaud ricevette la saggezza

 e solo lui, uomo poeta, che ora deve cambiare la vita, è la sua responsabilità. 

Verlaine ha sicuramente capito cosa aveva trovato il suo amico

 e più tardi, quando si dedicherà a scrivere preghiere, poesie di natura religiosa, potremo misurare tutto il cammino che separa un illuminato nella sua espressione più pura, più umile ma anche più responsabile, perché non chiede nulla a Dio. 

Che dire di Verlaine, delle sue poesie quando chiede aiuto a Maria, a Dio? 

Si sente così incapace di cambiare la sua vita e, a parte l’incapacità di ubriacarsi, non è stato illuminato? 

L’esempio di questi due poeti può essere sufficiente per presentare le possibili situazioni umane di fronte all’illuminazione. 

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