Parte 3 – La storia dei conflitti

Le organizzazioni monastiche fondarono la cultura medievale.

La concezione druidica del cristianesimo.

Aggiornamento dell’11 ottobre 2018: sono aggiunti estratti dal libro “I misteri templari” di Louis Charpentier, di Robert Laffont, Les Énigmes de l’Univers, 1967.

Arrivati a questo punto nei nostri discorsi, possiamo dire al nostro lettore, che il seguito di questa storia è stato raccontato nel nostro romanzo messo in rete “Da Eleusi a Dendérah, l’evoluzione proibita”. Si tratta dei testi riguardanti la conferenza di Nancy, quando Pierre spiega le origini del movimento che vuole mettere in atto. La riassumiamo qui e creiamo collegamenti ipertestuali con questo documento per approfondire.

Documento:

Il monachesimo in Europa: “Fiore d’Oriente e terriccio d’Occidente”…

fonte: https://www.cairn.info/revue-les-cahiers-de-l-orient-2013-3-page-49.htm#

paragrafi da 31 a 33:

L’inizio del monachesimo nel 335 a Treviri

Nato in Oriente, fu introdotto in Occidente alla fine del IV secolo sotto forma di eremitismo e monachesimo. Il suo sviluppo deve molto all’irraggiamento tutto orientale di cinque figure del IV e V secolo. Nel 335, con l’arrivo a Treviri del patriarca di Alessandria Atanasio, accompagnato da alcuni monaci, in seguito ad un esilio imposto da Costantino. Il loro arrivo portò alla fondazione di una comunità che sarà conosciuta da san Martino, poi alla traduzione da Evagro di Antiochia della Vita di sant’Antonio, la prima di tutte le agiografie, redatta da Atanasio. A sua volta sant’Agostino (354-430), vescovo di Ippona, scrisse una regola che consiste sia in comandamenti concreti che in considerazioni spirituali. Vengono poi le esperienze monastiche di Giovanni Cassiano (v. 360-v. 435), di origine orientale, in seno al monachesimo palestinese ed egiziano; infine vi è quella di Onorato, vescovo di Arles.

Benedetto di Nursie Padre dei monaci d’Occidente

Un monastero vide la luce dapprima in Italia, a Roma, poi ad Aquileia, dove soggiornarono nel 370 Rufin e Girolamo. Fu a Benedetto da Norcia (morto nel 547) che tornò il titolo di Padre dei monaci d’Occidente.

San Martino di Tours

In Gallia, il movimento è iniziato da san Martino di Tours (316-397), contemporaneo dei santi Antonio e Pacomio. Eremita, evangelizzatore itinerante, è all’origine di piccole comunità di monaci e fonda la laure de Marmoutier, vicino a Tours. È imitato in tutta la Gallia. Altri seguiranno da vicino: Onorato, vescovo di Arles, che fondò verso il 400 il monastero di Lerini; e Giovanni Cassiano, che fondò verso il 416 l’abbazia di San Vittore di Marsiglia comprendente due monasteri (uomini, donne). Lasciò un’opera scritta importante: la trasmissione degli Apoptegmi dei Padri del deserto e delle opere dottrinali, tra cui le Istituzioni e le Conferenze, opere consacrate alla vita monastica, che hanno profondamente segnato il monachesimo occidentale dal V secolo, principalmente come una delle fonti della regola di san Benedetto.

In Irlanda i monaci sono più orientati all’azione che alla contemplazione

L’Irlanda svilupperà una particolare tendenza, in cui i monaci sono più orientati all’azione che alla contemplazione, con un importante ruolo di predicazione. Nel VI secolo, i monaci irlandesi viaggiarono attraverso l’Europa occidentale che, alla fine del VII secolo e agli inizi del VII, ospitò ancora numerose contrade pagane da convertire. Due modelli: san Patrizio (morto nel 461), il fondatore di numerosi monasteri in Irlanda, e san Colombano (morto nel 615), che diffonde un monachesimo basato sulle penitenze e le mortificazioni.

L’Occidente si sfiderà dal monachesimo errante; prima si incoraggerà e poi si imporrà la stabilità. Già, prima di san Benedetto, Giovanni Cassiano nel 420, nelle sue Istituzioni cenobitiche [20][20]Tradotto dal latino da Jean-Claude Guy, Parigi, Éditions du Cerf,… critica questo stile di vita. Il concilio di Calcedonia (451) impose l’obbligo della stabilità monastica, cioè la stabilità del luogo, che fu poi confermata dal secondo concilio di Nicea nel 787. Non sono rari gli esempi di uomini che lasciavano i monasteri per dedicarsi all’eremitismo, azioni considerate atti di diserzione. Il Concilio di Agde (506) e la Regola di San Benedetto permetteranno al monaco di scegliere l’eremitismo solo dopo un lungo soggiorno in un monastero.

Documento:

La comunità ebraica rifugiata nella regione di Narbona

“Attraverso le grandi invasioni e la caduta dell’impero romano, la religione cristiana prosegue il suo sviluppo grazie alla forza del suo messaggio spirituale che emancipa le popolazioni dalle antiche paure e superstizioni verso gli dei e i semidei. La comunità ebraica rifugiatasi nella regione di Narbona partecipò agli eventi cercando di recuperare a Roma i frutti del saccheggio che le legioni fecero in Palestina e durante la distruzione del tempio di Gerusalemme. Questa comunità ha certamente mantenuto intatto il livello di conoscenza che aveva raggiunto il gruppo degli iniziati di Gerusalemme all’epoca di Giovanni Battista, di Gesù e della comunità degli esseni delle rive del Mar Morto. Come le prime comunità cristiane, questa comunità ha cercato l’alleanza del potere con i nuovi capi merovingi. L’obiettivo lontano era quello di utilizzare questo potere nella prospettiva di tornare un giorno in Palestina per instaurare un nuovo regno di Giudea e anche, in un primo tempo, ritrovare ciò che era potuto rimanere della distruzione di Gerusalemme: tesori fuggiti con pergamene e conoscenze segrete. È probabile che questa ricerca abbia spinto i papi a Roma a impadronirsi delle pergamene e degli scritti conservati nell’abbazia di Cassin che, in ogni modo, contraddicevano i dogmi che avevano istituito e la storia di Gesù.

L’epoca merovingia e la cristianizzazione del regno

L’epoca merovingia (circa 480-750) è caratterizzata da re franchi che copiano il funzionamento dell’impero romano pur mantenendo le loro tradizioni germaniche nella gestione del potere: il loro paese appartiene alla famiglia reale ed è scisso in tanti figli eredi quanti ne ha avuti il re. Amano il lusso come ai tempi di Roma, usano abbondantemente la schiavitù per il funzionamento dell’economia e il commercio con i paesi stranieri. Per amministrare il loro regno dovettero utilizzare le competenze dei vescovi e della chiesa cristiana e, poco a poco, vi fu una cristianizzazione del regno.

I discendenti della famiglia reale sono incapaci di rimettere in discussione la frammentazione del regno ad ogni eredità che perde così della sua potenza. Questa regola tipicamente germanica, legata alla gestione delle tribù e delle comunità, rende vane e inefficaci le vittorie militari acquisite con la conquista di altri territori. Il modello familiare di organizzazione in rete diventa molto insufficiente per gestire aree geografiche sempre più ampie. Per preservare queste conquiste è necessario un altro modo di governare, soprattutto se i governanti vogliono ritrovare una dimensione paragonabile all’antico impero romano. L’influenza cristiana pesava anche per organizzare i popoli nella pace e nella solidarietà, o almeno nella sottomissione al potere del papa di Roma e della chiesa.

I re franchi e la creazione dello Stato Pontificio intorno a Roma

Quando i Carolingi si impadronirono del potere (circa 750-1000), cercarono anch’essi di convivere con i favori del papato. I re carolingi e la loro amministrazione furono formati dai monaci e capirono che lo sviluppo del loro regno passava attraverso nuove abbazie in grado di sviluppare le ricchezze agricole e immobiliari, fornendo istruzione, servizi sanitari e gestione dei territori. I dirigenti del movimento benedettino poterono allora utilizzare questo esempio di successo politico, economico e sociale per applicarlo al papato. Piuttosto che lasciare che i papi e la loro amministrazione si occupassero esclusivamente della redazione dei dogmi per imporli ai re europei, era meglio occuparsene nella gestione territoriale di un dominio. Fu così che i re franchi furono all’iniziativa della creazione dello Stato Pontificio intorno a Roma e Carlo Magno si fece incoronare imperatore a Roma dal papa nell’800. L’epoca carolingia come la precedente, l’epoca merovingia e l’impero romano sono in realtà sistemi di potere militare. Il regno carolingio finirà d’altronde in una frammentazione importante tanto che ogni signore della guerra riceverà o prenderà un territorio locale in suo possesso: sarà il feudalesimo.

I benedettini lavorarono il sapere antico per fondare una cultura cristiana.

Il movimento benedettino creato a partire dall’abbazia di Cassin nell’anno 500 si era sviluppato.

Un esempio: a Baume-les-Dames, l’abbazia benedettina fu fondata nel IV secolo, grazie a san Germano, vescovo di Besançon.

Verso il 700 la figlia del duca d’Alsazia Odile aveva fatto la sua educazione spirituale in questa abbazia prima di tornare a Obernai e diventare badessa del monastero di Hohenbourg fondato da suo padre. Odile parla di Cristo, ma quando evoca un personaggio umano è in primo luogo Giovanni Battista. Fondò altri monasteri e abbazie nella pianura dell’Alsazia, come sul versante lorenese dei Vosgi.

Cluny conserva i manoscritti antichi del Monte Cassin

Negli anni 800, i monaci benedettini costruirono l’abbazia di Baume les Signs nel sud del Giura, da dove nel 909 partirono l’abate Bernon e alcuni monaci per fondare Cluny.

Fu a Cluny che i monaci benedettini decisero di trasportare i manoscritti antichi del Monte Cassin per allontanarli dalla minaccia dei papi che cercavano di distruggerli per proteggere i dogmi che avevano instaurato.

Cluny, il matrimonio delle tradizioni del passato

” I monaci intrapresero sotto queste volte di Cluny alte 30 metri, il matrimonio delle tradizioni passate :

  • puce rouge del ramo ebraico con Mosè, David, Salomone;
  • puce rouge del ramo greco con la conoscenza pitagorica, platonico,
  • puce rouge ramo musulmano anche, rami che al monte Cassin lavorò Benedetto di Nurcia e il suo ordine ;
  • puce rouge del ramo celtico poi portato dai druidi cristiani con Pelage, Patrick, Colomban e poi più tardi Malachie.

La tradizione cristiana è formata a Cluny e si diffonde un sapere materialista per tradurre quotidianamente i principi tratti dalle conoscenze divine e spirituali disponibili per l’epoca..

Le regole benedettine si basano sulle prescrizioni di Benedetto di Nurcia che aderì alle regole cenobite trascritte da Pacomio, che visse in eremita di fronte al tempio di Dendérah e che, in seguito a Giovanni e Antonio, tentò di salvare gli insegnamenti dei sacerdoti di questo più antico tempio egizio.”

Fonte di questo passaggio: Les mysters templiers, Louis Charpentier, di Robert Laffont, collezione Les Énigmes de l’Universe, 1967, capitolo La lignée, pagg. 67 e seguenti.

Documento:

I monaci benedettini conoscono la conoscenza dei templi delle rive del Nilo

“Molti di questi monaci conoscevano la storia di Nout e Horus, la storia di Devaki e Krishna.

Conoscevano la lista degli dei nati da una vergine: Krishna, Gautama Buddha, Indra per l’Asia; per il Medio Oriente: Zoroastro, Adonis, Attis, Mitra nato da una vergine in una stalla il 25 dicembre verso il 600 a.C. e la cui risurrezione era celebrata a Pasqua. Anche l’impero romano ebbe uno dei suoi primitivi salvatori, Quirino, nato da una vergine.

Giuda di Gamala

Molti monaci dovettero sorridere paragonando l’instaurazione di questa leggenda nel cristianesimo verso il 150 e il 180 e i testi antichi degli autori romani, ebrei, senesi, greci, aramaici che raccontavano la storia di Giuda di Gamala, l’uomo di Galilea, eroe di Dio che chiamò Israele all’insurrezione, fece coniare monete con la parola Repubblica, organizzò il suo territorio d’Israele su questa organizzazione ed elaborò una dottrina in cui solo Dio era il re del popolo eletto come ai tempi di Mosè.

Questo Giuda di Gamala ebbe con Maria dei figli che si chiamarono per ordine di nascita: Gesù e Tommaso gemelli, Simone Pietro e Giacomo, figli che crebbe Zebedeo alla morte di Giuda di Gamala ucciso dai romani e al nuovo matrimonio di Maria con lui per salvaguardare la linea reale di Davide.

Sapevano che Gesù non era il primo a instaurare il rito della cena e a far vivere il mistero della transustanziazione del pane e del vino nel corpo di Cristo, che Mosè e i grandi sacerdoti egizi celebravano lo stesso rito.

Conoscevano la storia umana di Gesù e avevano letto i cronisti romani come Flavio Giuseppe prima che a Roma altri ecclesiastici espurassero da questi manoscritti tutti questi dettagli compromettendo per la storia santa, storia santa che doveva servire da legittimità all’espansione del potere papale.

Ireneo, vescovo di Lione, vuole vietare le iniziazioni individuali

Questi monaci avevano nelle loro mani i testi antichi salvati da Benedetto da Norcia, che avevano potuto leggere i manoscritti salvati da altri degli autodafé.

Sapevano che Ireneo, vescovo di Lione verso l’anno 200, aveva già chiesto il divieto delle iniziazioni individuali, delle celebrazioni come quelle di Eleusi, perché queste pratiche impedivano lo sviluppo di un sistema di potere religioso a partire dai vescovi e capace di controllare il sapere spirituale di ogni comunità cristiana. Mai i preti di Dendérah avevano chiesto tali misure nella loro organizzazione in rete. 

Anche questi monaci cercavano di risalire il ramo ebraico fino alla Legge dei Numeri, il Cerchio d’Oro dell’Alto Egitto costruito a Dendérah, il più antico tempio egiziano restaurato una prima volta da Cheope di fronte al quale Pacomio aveva fondato le loro regole cenobite e si aggrappavano a uno degli ultimi rappresentanti degli ebrei di questo regno faraonico: Salomone.

Come gli antichi sacerdoti, cercavano di riscoprire il sapere perduto durante l’assassinio da parte degli Iksos di un re di Tebe custode dei riti iniziatici per l’intromissione dei faraoni, il re Sekenenrê Taâ II assassinato da colui che aveva il nome egiziano di Apophis.

Tebe è la città più vicina a Dendérah e di fatto la potenza militare custode di questo luogo sacro originale.

In questo sapere perduto, si trattava di far risorgere alla vita divina colui che poi avrebbe avuto il carico umano di faraone, cioè di rappresentante di Dio per servire da legame tra il Creatore e l’umanità.”

Gesù o il mortale segreto dei Templari, Robert Ambelain, Robert Laffont, collezione Les Énigmes de l’Universe, 1970

Cluny poi Cîteaux sviluppano il matrimonio delle culture a partire dal sapere antico.

Ma i monaci non avevano nelle loro mani tutti i documenti e, dovettero decidere di organizzare una spedizione armata per inviare alcuni dei loro a Gerusalemme e in Terra Santa per ritrovare sotto il Santo dei Santi del Tempio, l’anello mancante a loro conoscenza.

Dopo Cluny e il matrimonio delle culture in una nuova cultura europea, dopo l’adozione dei numeri arabi al posto dei numeri romani per sviluppare i lavori di geometria e di architettura, fu all’abbazia di Cîteaux che il viaggio verso il sapere antico, completò la sua preparazione. L’origine di questo movimento si basa sul ramo irlandese del cristianesimo e sull’Ordine di San Colombano.

Il ramo irlandese del cristianesimo e l’Ordine di San Colombano.

documento

L’intera celtica, dietro i suoi druidi, si precipitò verso il cristianesimo. Ma discantò rapidamente non appena il cristianesimo, nelle mani dei re germani e dei loro vescovi, divenne uno strumento di servitù.

L’Irlanda, che era sfuggita alla conquista romana e poi alle conquiste barbariche, rimase cristiana ma, per così dire, “druiticamente”. …/… Non sorprende quindi che la concezione “druidica” del cristianesimo sia ripartita dall’Irlanda. Fu portata nelle Gallie soprattutto da san Colombano e con l’appoggio – sensibile – di un papa benedettino: Gregorio I, san Gregorio il Grande. …/… In Gallia, Colombano fondò verso l’anno 600, Anegay, Luxueil, Fontaine.

…/… Nelle Gallie la piazza è netta. Tutto è stato distrutto. Nessuna tradizione sopravvissuta ha abbastanza forza per tentare, anche, di affermarsi. Si è abbastanza lontani da Roma e dalle sue dispute di influenza per il potere clericale. Infine, l’unità del potere è lungi dall’essere assicurata e si può dedicarvi a delle parti di nascondino tra i regni, ducati, contee.

La civiltà occidentale poggia su tre basi : la rivelazione di Cristo, l’intelligenza classica e la materia celtica.

E la “testa” dell’Ordine benedettino giocherà a nascondino per cinquecento anni.

Nel 590 un benedettino divenne papa. Fu Gregorio I il Grande, san Gregorio, a stabilire il primo rituale gregoriano. E Gregorio suonerà lo strumento che ha forgiato san Benedetto. E anche, in parte, di quello che gli ha portato Colomban. …/… Già si profilano le tre basi sulle quali si edificherà la civiltà occidentale: la rivelazione di Cristo, l’intelligenza classica e la materia celtica

La rivelazione cristiana porta, con essa, un enorme apporto di tradizione ebraica, che tra l’altro andrà diminuendo, dalla Chiesa giudaico-cristiana dei primi secoli che ancora reclamava che non una lettera della legge ebraica fosse cambiata, circoncisione compresa, fino alla Chiesa medievale che ricorderà solo i Vangeli e San Paolo, e ancora.

La tradizione greca si rafforzerà, al contrario, man mano che sarà meglio conosciuta, soprattutto sotto l’influenza delle scuole islamiche di Cordova e Toledo. (che porteranno resti del sapere proveniente direttamente dai templi del Nilo e dell’Eufrate, così come i templi greci conservavano quello delle rive del Nilo. I resti del sapere del tempio di Dendérah, le leggi divine e la matematica celeste, il mistero dell’Apocalisse e le origini atlantiche dei successivi di Horus, furono trasmessi da Giovanni, Antonio, Pacomio e raccolti da Bernardo di Nurcia nell’anno 500 nella sua abbazia di Montecassino, NDLR).

La tradizione celtica, invece, si fonderà da tutte le parti, riportata, fin dai primi contatti con la materia, dalla memoria ancestrale. Il popolo della pietra ritroverà una certa magia lapidaria degli antenati.

Gregorio I, San Gregorio

In ogni caso, Gregorio I, che inizia questa sintesi, sembra aver avuto una straordinaria intelligenza e una non meno straordinaria prescienza. La sua importanza nella fioritura della civiltà medievale è notevole. È troppo colto per ignorare che tra il druidismo e il cristianesimo dei suoi benedettini, il divario è solo formale. Basta quasi giustapporre l’uno all’altro, piegando la forma, senza che sia necessario piegare la mente.

Per realizzare questa fusione, ha creato il rituale gregoriano la cui azione magica è profonda sugli uomini. E ha a sua disposizione tutto il corpo di monaci studiosi formati da san Benedetto. Saranno i suoi missionari vicino ai capi barbari, ai vescovi che non lo sono meno, e al popolo quasi ridotto allo stato selvaggio. È sulle Gallie che lascia i suoi civilizzatori.

Uno dei suoi più grandi meriti è stato capire che la forza, è in alcuni campi, di nessun valore. Prese così il contropiede di Martin, il Pannonico operante nelle Gallie, che distrusse i templi e le pietre sacre druidiche.

Distruggere gli idoli ma non i templi

Ho deciso, disse Gregorio, che non si trattava di distruggere i templi degli dei, ma solo i loro idoli.

I druidi, come i celti, non avevano idoli, e Gregorio non lo ignorava. Gli unici idoli erano romani. E la loro distruzione non faceva certamente alcun male alle popolazioni galliche.

Religiosamente, i Galli non avevano che luoghi sacri contrassegnati da alberi o pietre non tagliate a qualsiasi somiglianza umana. Ammettere i loro luoghi significava ammettere apertamente la base del druidismo nella Chiesa cattolica. I monaci si stabilirono nei luoghi sacri della Gallia.

I conventi benedettini ripresero il posto dei collegi druidici

Si stabilirono lì come missionari per civilizzare i governanti, rendere il clero religioso, istruire il popolo. Infatti, perché non vedere le cose così come sono: i conventi benedettini hanno preso il posto dei collegi druidici, custodi del rituale, consiglieri dei grandi, istruttori dei popoli

I monaci si difesero contro i vescovi, i re e i signori per rimanere indipendenti.

Il caso è stato condotto per centinaia di anni con una volontà costante e un indirizzo degno di ammirazione. I monaci dovettero difendersi dai vescovi che intendevano dirigerli e averli sotto il loro controllo. Dovettero difendersi dai re e dai signori che volevano nominare gli abati per riservare i “benefici”. Essi dovettero capitolare qui, tenersi fermi là, anche a costo di far crollare le abbazie messe in “commenda”

Il processo di “sviluppo” di un’abbazia è sempre lo stesso: mettere i terreni in coltura, costruire, insegnare. Ogni “casa” diventa un vivaio di agricoltori, muratori, carpentieri, artigiani vari e chierici, questi chierici che dirigeranno l’amministrazione signorile e saranno i primi “insegnanti” del popolo.

Gli spostamenti della “testa sapiente” dell’Ordine benedettino.

È curioso seguire, nella storia, in correlazione con gli eventi politici o militari, gli spostamenti della “testa sapiente” dell’Ordine. Sempre – sempre – fuori dalla portata del potere reale. Gli studiosi dell’Ordine intendono lavorare in pace, con i propri abati, e non quelli imposti dal potere.

Nota riassuntiva su questi spostamenti:

Dopo il Laterano con Gregorio I, la “testa sapiente” passa a Fleury-sur-Loire, alla congiunzione della Francia, della Borgogna e dell’Aquitania. Dopo aver salvato i manoscritti preziosi che costituivano allora il tesoro classico più completo all’epoca, dall’incendio di Fleury e mentre i re franchi conquistavano l’Aquitania, la “testa” passò a Saint-Seine in Borgogna, i sovrani erano probabilmente più comprensivi verso l’Ordine benedettino.

San Benedetto d’Aniane

Per sfuggire all’influenza carolingia, l’abate Witizza si portò in Catalogna, vicino Montpellier, ad Aniane, dove prese il nome di Benedetto. Sarà san Benedetto d’Aniane. Fu qui che saldò definitivamente gli ordini di San Benedetto e di San Colombano, già molto vicini, in una regola comune, di cui si lascia, molto intelligentemente, ogni facoltà di applicazione agli abati, a seconda delle regioni. (Si tratta della pratica della sussidiarietà e dell’alleanza dei contrari, principi organizzativi già insegnati nei templi delle rive del Nilo e in Grecia, NDLR).

Le tappe successive furono Glanfeuil, Saint Savin sur Gartempe, Saint Martin d’Autun (880). Da lì, Bernon, che trasportava con sé più di novecento manoscritti studiosi, portò questa “testa sapiente” a Gigny nel Giura, da dove sarebbe presto ritornato, con dodici monaci su un terreno donato a Cluny da Carlo III di Borgogna. Cluny resterà la “testa accademica” dell’Ordine fino alle crociate.

I misteri templari, Louis Charpentier, di Robert Laffont, collezione Les Énigmes de l’universo, 1967, capitolo La lignée, pagg. 74-80

Il sapere conservato dei sopravvissuti dell’ultimo grande cataclisma

Albert Slosman nel suo libro sull’iniziazione di Pitagora a Dendérah e negli altri due templi che fornivano la più alta iniziazione, indica che i sacerdoti egizi consigliarono a Pitagora, una volta iniziato, di andare a trovare i druidi di ciò che restava di Thule, gli Iperborei, druidi che avevano un livello di conoscenza superiore a loro.

I Goti, gli Iberi e poi i Vichinghi, i Normanni sono i discendenti dei sopravvissuti all’ultimo grande cataclisma che hanno potuto rimanere nella loro regione d’origine, spostata da questo spostamento dell’asse della Terra verso il polo nord, mentre i sopravvissuti dell’Atlantide riuscirono con le loro navi ad arenarsi sulle rive del Marocco vicino ad Agadir per quattromila anni più tardi si stabilirono definitivamente sulle rive del Nilo.

Tutti i sopravvissuti, il cui paese d’origine era scomparso o non era più sostenibile, intrapresero delle migrazioni per trovare nuove regioni più prospere. Ognuna di queste nuove colonie sopravvissute conservò i resti del sapere antico e i legami tra di esse risalenti al periodo di sopravvivenza molto difficile (quattromila anni) che seguì l’ultimo grande cataclisma.

I benedettini che conservavano i resti di questo sapere antico fin dal 500, conoscevano questi legami tra Dendérah e Thule, i druidi come con l’India, gli Himalaya, la Cina e le Ande di Tiahunaco. La prova scientifica di queste interrelazioni, che non cessarono mai dalla data dell’ultimo grande cataclisma conservato attraverso lo zodiaco di Dendérah, fu portata nel 1992 a Ulm, nella Germania meridionale, quando un’analisi del DNA su una mummia egiziana di 2500 anni prima di J-C rivelò la presenza di coca nei prodotti di imbalsamazione dei corpi. La Coca Cola, secondo i botanici, non cresce al di fuori delle Ande. Esisteva quindi una rotta commerciale tra le Ande, la Cina e l’Egitto. Su questa mummia fu trovata anche della seta cinese.

Altri libri parlano di queste migrazioni. Per i Goti, leggere Il mistero gotico, Gérard de Sède, 1976. Per gli Iberi leggere La sfida catara di Renée-Paule Guillot. Per i discendenti degli Atlanti, leggere Albert Slosman Il grande cataclisma, 1976; E Dio resuscitò a Dendérah, 1980; La vita straordinaria di Pitagora, 1979. Questi libri sono stati editi da Robert Laffont nella raccolta gli enigmi dell’universo o le porte dello strano.

Lo sviluppo dell’ordine benedettino in Europa

Per quanto riguarda la volontà di restare sempre fuori dalla portata del potere, qui ritroviamo l’antinomia tra organizzazioni in reti di vita e sistema di potere, in questo caso potere monarchico e potere teocratico del papato romano.

L’Ordine benedettino come le sue radici egiziana, greca, celta si sviluppa in organizzazione in reti di vita. Utilizza la sussidiarietà e l’alleanza degli opposti, la complementarità tra le tre forme di proprietà e lavora la conoscenza a partire dalle nostre due fonti di conoscenza. I suoi dirigenti sin dall’inizio di questo movimento sanno che il loro obiettivo è radicalmente contrario a quello dei dirigenti dei sistemi di potere. Il loro metodo per evitare conflitti è quello di porre regolarmente uno dei loro monaci sul trono di San Pietro come papa.

fine della presentazione del documento e della relativa nota.

I monaci di Cîteaux e Clairvaux preparano il viaggio verso Gerusalemme

Documento:

“I monaci di Cîteaux stabilirono dei legami tra i capi normanni che conquistarono in esploratore le basi di partenza del viaggio verso la sorgente: la Sicilia, Malta, e tra questi navigatori normanni che cercarono in Sudamerica i soldi per finanziare il viaggio. Con i soldi portati dalle miniere del Messico, miniere sfruttate dai coloni vichinghi, i monaci poterono sviluppare la costruzione delle cattedrali che attestarono per la cristianità la riscoperta della Legge dei Numeri derivante dalle leggi divine e dalla matematica celeste dei templi egizi, in origine custodita nel tempio di Dendérah.

Ritrovare un sapere ancora nascosto a Gerusalemme

I papi benedettini , Silvestro II, il papa dell’anno mille, poi Urbano II si prefiggono come obiettivo quello di riconquistare Gerusalemme e la Terra Santa per ritrovare un sapere ancora nascosto là.

Urbano II, già priore di Cluny, una volta che l’Inghilterra fu conquistata dai Normanni nel 1066, secondo i piani del monaco benedettino Lanfranc, professore all’abbazia del Bec-Hellouin, ordinò la prima crociata nel 1096. Nel 1104, il conte Ugo di Champagne fece un soggiorno a Gerusalemme e, al suo ritorno nel 1108, si affidò a Etienne Harding, abate di Cîteaux. Nel 1114 Ugo di Champagne tornò a Gerusalemme e l’anno successivo, al suo ritorno, offrì all’abate di Cîteaux un terreno a Clairvaux. Nel 1115 Bernardo lasciò Cîteaux per fondare l’abbazia di Clairvaux e nel 1118 nove cavalieri, istruiti da Bernardo di Clairvaux, vennero a Gerusalemme per scavare le fondamenta del tempio di Salomone e ritrovarono i documenti nascosti sotto il Santo dei Santi dai nazareni e la chiesa di Gerusalemme di cui Giacomo, fratello di Gesù, fu il primo vescovo.

Questa comunità partecipò alla direzione dell’insurrezione contro i romani e i suoi documenti furono quindi nascosti con il tesoro del Tempio dai dirigenti dell’insurrezione alla vigilia della distruzione della città. I sopravvissuti di questa distruzione che si insediarono in Europa e principalmente nella regione di Narbona, lasciarono ai loro discendenti il segreto di questo tesoro nascosto e queste famiglie verso l’anno mille furono all’origine di questa politica del ritorno a Gerusalemme.”

Fonte di questo passaggio: I misteri templari, Louis Charpentier, di Robert Laffont, collezione Les Énigmes de l’Universe, 1967, capitolo Les Croisades, pagine 89-96

Estratti di questo libro pagine 87-88:

“Ora bisogna rendersi conto di una cosa: l’Ordine benedettino ha pensato, creato, costruito il Roman come un tempio per monaci. Gli addetti ai lavori se ne accorgono, non il pubblico. Per creare una civiltà non è sufficiente. Serve un monumento che agisca direttamente.

Per agire, occorre la conoscenza di certe leggi occulte.

Anche fuori dal rituale. In questo campo, il Roman monacale, non può andare oltre. Per agire, occorre la conoscenza di certe leggi occulte. Bisogna conoscere l’uso della pietra che subiscono i costruttori di alcuni dolmen, i costruttori di alcuni monumenti greci, i costruttori del Tempio di Salomone.

Eracle era andato a prendere le Mele d’Oro al giardino degli Esperidi, Jason il vello d’oro; Mosè le Tavole della Legge. La legge è conservata nell’Arca. L’arca è a Gerusalemme.

Gli operai sono pronti. Pierre de Molesmes, benedettino fondò Cîteaux. Nel 1096, Odon de Lagery, già priore di Cluny, divenuto papa Urbano II, lanciò la crociata.”

Estratti di questo documento pagine 89-96:

Il giovane pastore diventa papa Silvestro II

“La prima idea della crociata, sembra, appartiene a Silvestro II, il papa dell’anno mille…Silvestro II era stato monaco benedettino Gerberto. Da giovane pastore, era diventato novizio a Saint-Géraud-d’Aurillac e aveva manifestato doti estremamente sviluppate di matematico e fisico. Il principe d’Aragona, su richiesta del priore, accettò di prenderlo nel suo seguito in Spagna. Era stato quindi insegnante nelle università spagnole che allora non potevano essere che arabi o ebrei, a Toledo o a Cordova. Gli si deve l’introduzione, in Occidente, dei numeri arabi e, probabilmente, dell’algebra. Era un eccellente astronomo, inventore di un astrolabio e le cui sfere armillari per spiegare il movimento degli astri suscitavano l’ammirazione dei suoi allievi.

Silvestro II vuole ritrovare le Tavole della Legge a Gerusalemme

È improbabile che Silvestro II volesse combattere contro i musulmani e, se così fosse, i musulmani spagnoli sarebbero stati più a portata di lancia di quelli palestinesi. Ciò che gli interessava era la Terra Santa; e vi vedeva, senza dubbio, in Gerusalemme altro che un Luogo Santo, centro del Mondo. Uomo di scienza e di intelligenza molto vasta, non poteva non aver capito la natura delle Tavole della Legge alle quali la civiltà musulmana è, forse, debitore di molto.

In ogni caso, già da Silvestro II, nell’anno mille, Gerusalemme è già un obiettivo benedettino. Ma questo obiettivo sarà esplicitamente indicato solo quando tutto sarà pronto.

È a questa preparazione che si dedicherà Cluny… Ma la cronologia è piena di meravigliosi insegnamenti.

L’ordine benedettino, sotto qualsiasi regola fosse stato, aveva sempre avuto la massima cura di allontanare i suoi centri nervosi dall’influenza dei re franchi, confidandosi più volentieri agli Aquitani, ai Catalani, ai Borgognoni che agli eredi di Clodoveo. Li consideravano impermeabili a qualsiasi civiltà? Questo non può essere escluso; è evidente che questi re non brilleranno mai né per la loro intelligenza né per le loro qualità morali.

Ma, verso il tempo della creazione di Cluny, sta succedendo qualcosa che cambierà molte cose.

Rollone e i Vichinghi divennero cristiani e conquistarono la Sicilia.

Per più di cento anni, i Normanni devastavano le regioni occidentali – e molto di più, a volte. Ora, nel 913, Carlo III re di Francia, consegnava una parte della Neustria a un certo Ganger Rolf, Rollone, norvegese, così enorme gigante che andava solo a piedi, nell’incapacità di avere un cavallo che non crolla sotto il suo peso. Rollone, norvegese, non era un germano proveniente dalle pianure d’oltreoceano; questi germani non erano saliti in Norvegia. Rollone e i suoi equipaggi erano celti, come gli antichi scandinavi (e discendenti di Thule, come i Goti e i Vichinghi, NDR).

Quando divennero cristiani, non fu come Clodoveo per “goderne”. Avevano distrutto abbazie, ne costruirono altre. E tra queste: il Bec Hellouin, che insegnò tutta la gioventù normanna, tra cui i figli di Tancredi d’Hauteville, signore del Cotentin.

E ora, guardate la sequenza temporale.

Il Bec Hellouin fu fondato nel 1034.

Nel 1042 Guglielmo d’Altavilla, figlio di Tancredi, occupò la Puglia.

Nel 1059, Robert Guiscard d’Hauteville fu duca di Puglia e Calabria.

Nel 1060 prese Messina.

Nel 1082 espulse definitivamente Bisanzio dall’Italia con la vittoria di Durazzo su Alessio Comneno.

Nel 1085 è a Siracusa.

A Malta nel 1090. E papa Gregorio VII, lo studioso che rifarà il calendario, papa di Canossa, che era stato monaco benedettino Hidebrand, favorisce, per quanto possibile, il dominio normanno sulla Bassa Italia

E nel 1096, il papa benedettino Urbano II, lanciò la prima crociata.

Bisogna ammettere che questo “illuminamento” della strada di Gerusalemme e questa occupazione delle “basi di partenza” da parte dei Normanni sono veramente i benvenuti! Nel frattempo, il monaco benedettino Lanfranc, professore al Bec Hellouin, monta di tutto punto la conquista dell’Inghilterra da parte degli stessi Normanni nel 1066; come se si trattasse di assicurare le spalle dell’Occidente contro i Sassoni di cui si diffida tanto quanto dei Franchi. E, forse non senza motivo, dopo la macelleria dei monaci di Kerléon.

Il primo riconoscimento verso la Palestina

Ed è ancora un Normanno – coincidenza – che farà il primo ” riconoscimento.

Un avventuriero normanno, Roussel de Bailleul, venuto dalle Due Sicilie, si mise al servizio dei Bizantini con la sua truppa e conquistò la Lycaonie e la Galazia nel 1073. Bisanzio, che improvvisamente ne ha paura, farà appello ai musulmani Selgiucidi, e sarà schiacciato sul Monte Sophron. (Si comprende che i crociati nutrissero una certa diffidenza verso gli imperatori di Costantinopoli). A quel tempo, inoltre, i monaci “lavorano” nell’Armenia cristiana, come se cercassero di occuparsene. Che ottengano.

…/… Dopo la presa di Gerusalemme del 14 e 15 luglio 1099 …/…

Nel frattempo, Etienne Harding abate di Cîteaux si preparava, preparava il suo Ordine, alla comprensione di un “documento” sacro che stava per venire. …/… E ciò che conta alla civiltà cristiana si è preparato a Cluny, risultato di un lungo lavoro, si prepara a Cîteaux, sarà messo in applicazione a Clairvaux e sarà applicato dall’organizzazione templare dell’Europa cristiana (organizzata in reti di vita e non in sistema di potere, NDLR).

fine del documento.

Il seguito della storia dell’Ordine benedettino si confonde con l’Ordine militare dei monaci soldati del Tempio presentato nel capitolo seguente.

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