Gli eccessi del liberalismo nel 2010

 

il 3 maggio 2010

mettiamo in linea un estratto della versione 2 della località fileane.com, che è in corso di redazione. Quest'estratto è tratto della parte 2: il funzionamento dei sistemi di potere

 

5.5 Mostrare che l'impresa della sovranità della oligarchie finanziario è riuscita a predominare gli stati attraverso la crisi del 2008 e che è riuscita a superare il fallimento del 1929 grazie alle nuove tecnologie informatiche di comunicazione ma che la crisi del 2008 noi mette dinanzi ad una scelta di società.

Lo schema classico della crescita economica si basa su una progressione armoniosa tra la domanda e l'offerta. Il liberalismo ha modificato le condizioni dell'offerta délocalisant quest'offerta in paesi a debole costo di manodopera e creando disoccupazione nei paesi industrializzati dalla soppressione delle occupazioni. Di fronte a questo cambiamento di strategia dei produttori, gli stati ancora una volta sono stati chiamati alla riscossa. Ma fu una trappola temibile della quale non siamo usciti. Facendo esplodere le spese sociali della disoccupazione e di sicurezza sociale per il fatto che i contributi non sono più sufficienti, del fatto anche dell'evasione fiscale da parte delle grandi imprese ed i gruppi multinazionali, la sola risposta possibile fu l'aumento dell'indebitamento delle famiglie. Sappiamo che per ricambiare questo rischio, alcuni esperti finanziari hanno trovato la soluzione dei prestiti immobiliari rischiosi per il fatto che i mutuatari probabilmente non potrebbero rimborsare la casa. Siamo qui nello scandalo dei subprimes. Nell'aprile 2010 sappiamo che la direzione di Goldman Sachs conosceva perfettamente questa strategia è che volontariamente ha provato a volare i suoi clienti vendendo loro questi prodotti finanziari corrotti. Nel 2009 gli stati hanno versato liquidità enormi nel circuito monetario. Una volta che le famiglie sono state saturate d'indebitamento, il oligarchie finanziario si è attaccata ai disavanzi pubblici degli stati più fragili.

Troviamo qui il vecchio dilemma degli anni 1920: per vendere la produzione degli stati industrializzati che sono già forniti, occorre vendere agli stati in via di sviluppo. Negli anni 1920 questo rischio non è stato preso poiché l'insolvibilità di questi stati era rédhibitoire. Questa mancanza di sbocchi del capitalismo si è finalmente tradotta nella crisi del 1929 perché le sole ricchezze possibili immediate non potevano provenire soltanto dalla speculazione in borsa. Fin dagli anni 1920, l'agricoltura europea ha di fare di fronte alle produzioni dei paesi di Sudamerica, Brasile e soprattutto l'Argentina mentre era essa stessa in sovracapacità di produzione rispetto alla domanda solvibile (naturalmente non in sovracapacità rispetto alla domanda reale di beni alimentari attraverso il mondo per sradicare la carestia ed il male nutrizione). Le conseguenze della crisi agricola in Europa dopo il 1920 sono conosciute, soprattutto in Germania ed in Baviera quando le popolazioni rurali si misero a sostenere ed eleggere il partito nazionale socialista, i nazisti mentre le città si dividevano ancora tra repubblicani e Socialisti, comunisti. Questa risposta politica disastrosa non può nascondere l'assenza di risposta economica per armonizzare i mercati differentemente che con la distruzione e l'eliminazione di alcuni produttori e consumatori. La crisi del 1929 è stata amplificata dalla volontà degli stati non di creare nuove liquidità a causa della dottrina monétariste ortodosso. Sola, la storia ne testimonia purtroppo, la produzione dell'armamento e la preparazione della guerra hanno potuto ridare lavoro ai vecchi disoccupati. Questo conflitto economico è stato utilizzato dagli ideologi delle parti fascistes ed extrémistes per produrre un conflitto militare mondiale tra sistemi di potere. In questi ultimi anni, l'utilizzo dell'informatica permette di trovare altre soluzioni poiché i mercati sono ora gestiti in tempo reale ed interconnectés ciò che permette di passare facilmente da un mercato all'altro. Quando un mercato si crolla, è possibile trasferire queste manovre finanziarie su un altro mercato senza attendere la ripresa dell'economia in particolare attraverso l'aumento di produzione per fine di guerra. Ancora occorre -il che gli altri mercati siano sani ed offrono opportunità d'arricchimento ma rapido non è così più inevitabilmente visto lo squilibrio generale che si installa attraverso gli scambi tra la produzione ed il consumo. Ma la frequenza delle crisi del capitalismo dagli anni 1970 mostrassero che i finanzieri non sono più bloccati come nel 1929 dalle decisioni politiche. Le tecnologie informatiche permettono loro di creare i loro mercati finanziari generalmente completamente staccati dell'economia reale, il tempo che i mercati reali ridiventano delle prede per le loro speculazioni.  Resta la questione determinante oggi: nel 1929, sono i politici con teorie monétaristes ortodossi che hanno bloccato il sistema ed hanno trasformato un semplice krach operatore di borsa in una crisi mondiale. Oggi, con le reti informatiche, questo blocco da parte dei politici non è più possibile e dal 2007, la crisi attuale corte di un mercato all'altro : crediti immobiliari (2008), speculazione su valute (dollaro newzeland nel 2009), speculazione sui disavanzi pubblici di alcuni paesi, speculazione contro l'euro nel 2010. È -ce meno grave che nel 1929 o più grave ?

Quando la domanda interna non è capace di favorire la crescita, resta l'esportazione. Ma quest'esportazioni devono essere comperate e pagate da altro paese. L'unione europea è confrontata a questo problema quando stati come la Grecia, il Portogallo o la Spagna, i paesi del Mediterraneo, per alzare il loro tenore di vita e ridurre la loro divergenza con i paesi del nord dell'Europa, si sono considerevolmente indebitati per comperare beni d'attrezzatura e beni di consumo ai paesi del Nord industrializzati. Sul piano teorico questi flussi economici e finanziari sono coerenti: gli acquisti di beni economici nei paesi del nord dell'Europa sostengono le esportazioni di questi paesi e la loro crescita. Ancora occorre -il che nei paesi del Sud la produzione interna di ricchezza permetta il rimborso dei suoi debiti attraverso anche esportazioni verso i paesi del Nord o con entrate di valute grazie al turismo ad esempio, senza dimenticare il più importante: gli aiuti dell'unione europea per sviluppare il paese ed arrivare al livello degli altri stati membri. Sappiamo che quest'aiuti hanno soprattutto andato a vantaggio delle imprese, cioè ai proprietari dei mezzi di produzione, ed il popolo non ha beneficiato di quest'aiuti per migliorare le sue condizioni di vita. La questione dell'appropriazione con i più ricchi degli aiuti versati da altro paese o altre istituzioni internazionali è una classica del tipo. In Francia, dopo il 1945, fu lo stesso caso: gli aiuti del piano Marshall finalmente accettati dai pubblici poteri hanno soprattutto finanziato i grandi lavori di ricostruzione e di altri grandi lavori non sempre necessari visto lo stato di emergenza, cosa che ha permesso agli industriali ed alle grandi imprese d'opere pubbliche di captare quest'aiuti e trovare i cammini della fortuna. Nel 1954, l'abbot Pierre aveva criticato questa politica che trascurava completamente l'alloggio sociale e le condizioni di vita quotidiane della popolazione. Questo squilibrio interno a profitto dei più ricchi e di alcune imprese non fa che peggiorare lo squilibrio degli scambi commerciali che subiscono questi paesi. 

Sulla questione, dal 1920, nessun progresso politico economico o finanziario è stato realizzato per risolvere questo tipo di squilibrio. Gli uni producono, gli altri consumano senza produrre e questo squilibrio economico fondamentale può continuare soltanto ad una sola condizione: l'arricchimento massimo dei produttori e dei finanzieri dei paesi ricchi fino a che questo sistema di scambio finisca per causare una crisi. In teoria è possibile che gli scambi tra paese del Nord e paese del Sud continuino senza che il peso dell'indebitamento dei paesi del Sud ponga problemi e sul piano politico si tratti allora di cancellare il debito dei paesi del Sud per trovare il funzionamento fondamentale del sistema economico: una relazione che guadagna che guadagna tra i paesi del Sud ed i paesi del Nord. Il problema monetario è allora secondario nella misura in cui i paesi del Sud sviluppano le loro economie per creare esse anche di nuove ricchezze a termine più lungo. Il vantaggio esiste a lungo termine nella soppressione del rischio di guerre, del rischio d'immigrazione clandestina, del rischio sanitario, demografico, ecc. ma nella crisi finanziaria attuale questo funzionamento tradizionale nel quale il rischio resta misurato a lungo termine, è oggetto di attacchi degli speculatori finanziari entro un lasso di tempo molto breve. Basta prendere pretesto dei disavanzi pubblici che aumentano considerevolmente nei paesi del Sud per applicare le norme di base delle finanze e considerare che questi paesi diventano insolventi sul piano di finanziamento. Di conseguenza questi paesi dovranno continuare a prendere in prestito a tassi elevati intollerabili per tenere le loro scadenze, cosa che scava tanto più i loro disavanzi fino alla rovina del paese che diventa possibile sul piano di finanziamento. Il potere finanziario viene così a predominare gli interessi politici per richiedere la sua parte di profitto immediato.

Il punto debole della situazione attuale ricollocamento naturalmente su una mancanza di solidarietà alla partenza della messa in atto di questo sistema di scambio tra paese del Nord e paese del Sud poiché gli squilibri è prevedibile. I produttori del Nord ricercando soltanto il loro profitto massimo ed i politici essendo occupati ai loro compiti elettorali, non hanno realizzato le misure di trasformazione delle società del Sud per favorire la loro integrazione in un tenore di vita comune nella Comunità europea. C'è un errore politico o una lacuna che permette alla oligarchie finanziario di mettere gli stati al piede della parete richiedendo il rimborso dei prestiti acconsentiti. Nel caso della Grecia, l'organizzazione del piano di finanziamento è stata realizzata da Goldman Sachs. Nell'aprile 2010 le prove sono stabilite che quest'istituzioni finanziarie abbiano deliberatamente causato l'indebitamento dei paesi del Sud affinché possano continuare a comperare le esportazioni dei paesi del Nord e quando il livello d'indebitamento è stato sufficientemente grave, quest'istituzioni finanziarie private si sono allora girate contro i loro clienti per esigere i rimborsi. Questa banca d'affari ha avuto lo stesso comportamento per vendere i subprimes famosi agli USA. Lehmann Brothers speculava al ribasso sulle azioni Volkswagen ed altri esempi sono legioni. Anche in caso di crisi finanziarie, i migliori finanzieri fanno affari succosi quando i piccoli azionisti ed i risparmiatori sono rovinati. Che gli uni perdono va nelle tasche degli altri molto più competenti sul piano degli affari e delle finanze internazionali. Questa situazione è ora conosciuta e denunciata anche da traders che si spiegano gli eccessi di questi finanze che si immaginano che tutto sia possibile visto che le somme salvate attraverso il mondo non cessano di ampliare. Possiamo un momento metterci al posto dirigenti della oligarchie finanziario.

Per aumentare rapidamente i profitti, utilizziamo i fondi per gli investimenti per comperare fabbriche nei paesi industrializzati per chiuderli e délocaliser nei paesi a debole costo di manodopera. Sappiamo che aumentiamo gli squilibri attraverso il mondo. Ci sono in questa strategia due pilastri: a livello della produzione, la Cina ed i paesi del sud-est asiatico sono il primo pilastro. A livello del consumo, gli Stati Uniti rappresentano il secondo pilastro: hanno sempre importato per assorbire le esportazioni e così favorire la crescita mondiale. Una dimostrazione è stata portata in occasione della crisi del 1997. Il oligarchie finanziario è stata scottata attraverso la crisi del 1997 in Sud-est asiatico. I fondi di pensione ed i fondi per gli investimenti avevano in maniera massiccia portato il loro denaro in questi paesi che dovevano rapidamente emergere a livello industriale. Molto rapidamente le società finanziarie americane hanno capito che somme considerevoli erano sprecate dall'amministrazione locale e la corruzione del sistema bancario locale. Dinanzi al poco di redditività delle sistemazioni in questi paesi, nel 1997, brutalmente gli ambienti finanziari hanno ritirato in maniera massiccia il loro denaro di questi paesi del Sud-est asiatico. Sappiamo che è la prosecuzione delle importazioni americane da partire da questi paesi che ha permesso che questa crisi non diventi più grave. In chiaro lo scavo del deficit del commercio americano ha permesso di estinguere quest'incendio e questo deficit colossale del commercio degli Stati Uniti finora non solleva critica come se fosse il privilegio della prima potenza economica mondiale finché le importazioni americane sostengono le esportazioni di altri paesi e dunque la loro crescita economica. Questi paesi del Sud-est asiatico con costi di manodopera bassi dovevano fungere da base di produzione per i paesi occidentali. Sappiamo che la Cina ha in seguito approfittato di questa crisi per sostituire lì per lì questi paesi asiatici del Sud-Est e diventare a partire dagli anni 1998 e la firma di un contratto commerciale con gli Stati Uniti, la base ardua di produzione industriale per il resto del mondo. Ma l'amministrazione Clinton nel 1998 pensava di esportare in maniera massiccia verso la Cina per trovare un nuovo equilibrio nella sua bilancia commerciale. Sappiamo da quando il risultato fu esattamente l'inverso. Il problema è che l'indebitamento americano finirà bene un giorno per girarsi contro gli interessi dei finanzieri… e probabilmente anche del resto del mondo.

Una volta che l'apparato produttivo cinese funziona, si tratta di trovare altre sistemazioni finanziarie capaci di garantire una sicurezza ed una redditività forte. Il settore tradizionale delle sistemazioni resta naturalmente il settore immobiliare. Quasi il 50% dei redditi delle famiglie è utilizzato nell'acquisizione di domicilio e nelle spese per il patrimonio immobiliare. Sappiamo oggi che i finanzieri si sono attaccati a questo mercato immobiliare attraverso i subprimes, questi crediti acconsentiti dai privati i cui finanzieri sapevano che erano per la maggior parte incapaci di rimborsare soprattutto che questi stessi finanzieri con progetto di aumentare i tassi d'interesse variabili. Questa strategia speculativa ha fatto lungo fuoco per risultare nella crisi finanziaria del 2008 ed il blocco degli scambi monetari tra le banche che si sono sospettati reciprocamente di volersi refiler dei titoli finanziari corrotti da questi crediti irrecuperabili. In teoria, la situazione avrebbe potuto essere molto diversa: quando una casa ha iniziato a essere rimborsata, se i proprietari non arrivano più a rimborsare, è possibile afferrarla per venderla ed in questa occasione, realizzare un profitto. Se rimane 70% da rimborsare, la banca può vendere la casa ad 80 o 90% del suo valore originale. Questo costituirà un buono affare per l'acquirente ed un profitto per la banca. È della teoria e questo suppone che il nuovo acquirente trovi un prestito presso un'altra banca. La realtà fu molto diversa con il blocco dei crediti in tutte le banche poiché i banchieri non fecero più fiducia ai finanzieri.

Essendo il giacimento di produttività finanziaria delle famiglie e dei crediti immobiliari compromesso, i finanzieri devono trovare un'altro obiettivo. Per sbloccare i mercati monetari, gli stati hanno moltiplicato le liquidità attraverso le offerte delle banche centrali. Questa misura comporta un forte rischio d'inflazione. Per ora quest'inflazione potrebbe andare a vantaggio degli stati che hanno disavanzi pubblici record poiché l'inflazione ridurrebbe il peso di questo debito. In un secondo tempo, questo livello elevato dei debiti pubblici rappresenta un difetto nella gestione degli stati il cui oligarchie finanziario può prevalersi per indebolire la potenza economica degli stati. Siamo qui in presenza della dottrina néolibérale che cerca di eliminare i servizi pubblici e l'intervento degli stati per privatizzare tutte le spese domestiche. Riguardo agli stati la strategia è doppia: costringere gli stati a fare infine prova di solidarietà tra loro perché i paesi ricchi e produttori, esportatori, finanzino il rimborso del debito dei paesi consumatori e mutuatari. In breve che i paesi del Nord pagano per i paesi del Sud. Se i primi rifiutano questa solidarietà, il oligarchie finanziario ha tutte le carte a disposizione per rovinare stati e garantire la sua sovranità. Naturalmente gli stati del Nord daranno prova infine di solidarietà riguardo ai paesi del Sud. La messa a punto della politica d'integrazione delle economie dei paesi del Sud, in particolare nel quadro dell'unione monetaria europea non pone difficoltà insormontabili se c'è una reale volontà politica tra membri della Comunità. A breve scadenza, non ci sono minacce reali gravi per gli stati. Ma lo squilibrio tra paesi produttori e paesi privati di produzione non per essere soltanto consumatori, non cesserà ed al contrario questo squilibrio aumenterà. È dunque arretrare per saltare meglio. A lungo termine il oligarchie finanziario resta convinta che gli stati si indeboliranno attraverso disavanzi pubblici scavati da spese sociali legate all'invecchiamento della popolazione, alle spese di salute e di pensione. Presto o tardi, i dirigenti delle finanze pensano che gli stati dovranno privatizzare le spese sociali e porre così fine al patto repubblicano che data anni 1860 e che in Francia, dopo il 1945 e la messa in atto della sicurezza sociale, utilizza una parte considerevole dei prelievi obbligatori gestiti dallo Stato nel suo obiettivo di ridistribuzione delle ricchezze e dei redditi. L'obiettivo finale per il oligarchie finanziario, una volta l'intervento degli stati eliminate, consiste nel imporre ai risparmiatori l'utilizzo di questo risparmio per le spese di consumo affinché attraverso questo consumo, i proprietari dei mezzi di produzione ed i finanzieri che detengono un'ampia parte di questa proprietà, possano prelevare i profitti sperati. La produzione mondiale può concentrarsi nei paesi a deboli costi di mano d'opera ed i finanzieri sono assicurati di trovare sempre da qualche parte una manodopera meno costosa che gli altri, il problema consistono nel eliminare il risparmio a lungo termine nei paesi consumatori obbligando i cittadini a spendere tutti i loro redditi. I proprietari dei mezzi di produzione ed i finanzieri che possiedono una parte importante di questa proprietà sono i soli a potere arricchirsi a scapito di tutti gli altri. Il processo di consumo diventa allora molto semplice: una famiglia lavora per pagare la sua casa che dovrà vendere per pagare le sue spese di fine di vita soprattutto se è in cattiva salute e diventa dipendente. Visti i ritmi di lavoro, lo sforzo ed i danni della gestione autocratique per garantire la produttività, le spese di salute di fine di vita dei lavoratori dipendenti sono garantiti. Il resto delle spese sarà destinato all'istruzione dei bambini, all'alimentazione, quindi alla salute ed alle assicurazioni sociali e se resta sotto ad alcuni svaghi che le famiglie potranno offrirsi. Così le famiglie non potranno più costituirsi un patrimonio trasmissibile ai loro bambini, cosa che corrisponde alla definizione della povertà e della non possibilità di diventare ricco. Per il resto, i più ricchi accaparer le ricchezze meno ricche e forzeranno quest'ultimi ad attingere nelle loro economie, soprattutto per ragioni di spese di salute e di vecchiaia o per aiutare sempre più i loro bambini che subiscono la precarietà professionale se non la disoccupazione. Siamo in pieno nel cinismo che costituisce il valore di base della cultura e dell'ideologia del sistema economico capitalista liberale. Nella dottrina della oligarchie finanziario anglosassone, lo ricordiamo semplicemente qui, Bertrand Russell difendeva la posizione politica che la bomba atomica doveva servire a proteggere i paesi ricchi contro l'invasione dei barbari che vogliono saccheggiare ancora una volta i paesi ricchi. Sappiamo che il problema attuale determinante è diverso e non era stato forse immaginato dalla luminosità matematico: le bombe, anche più artigianali, sono messe nel cuore delle nostre città, negli aerei, i parchi pubbliche, le folle che partecipano a feste, ecc.… ed i barbari possono afferrarsi di migliaia di tonnellate di prodotti atomici che trascinano dal mondo, cosa che rimane un pretesto per alcuni politici americani da cominciare di seguito delle guerre preventive…

Ne siamo là oggi nel 2010. Il oligarchie finanziario ha così infine un'occasione seria di eliminare la potenza economica e politica degli stati per restare solo padrone a bordo dei destini del mondo.  L'Europa è la zona di scambi nella quale la protezione sociale e le amministrazioni pubbliche sono più importanti, è anche la zona monetaria dell'euro. Dunque, è un giacimento speculativo di primo ordine entro un lasso di tempo molto breve. A medio e lungo termine, per il oligarchie finanziario anglosassone neo liberale, l'Europa è anche l'esempio contrario alla sua ideologia che deve eliminare affinché non possa essere più uno contro-potere tra la sua sovranità mondiale del sistema economico e dunque un giorno anche politico.

Dietro il caso della Grecia, troviamo tutti gli ingredienti del dibattito di fondo che vanno ben oltre da una crisi economica e finanziaria e che pongono ancora una volta un confronto diretto tra sistema di potere ed organizzazione in rete. La democrazia greca è giovane, data del 1974 in occasione della caduta della dittatura militare, essa stessa arrivata al potere per ricambiare un potere difettoso ed estratto da litigi con i movimenti comunisti e favorevoli che data della seconda guerra mondiale. Sul piano economico, la Grecia e la maggior parte dei paesi del Sud è caratterizzata da un'economia sotterranea importante che sottrae del calcolo del PIL e delle imposte più del 30% delle ricchezze prodotte. L'Italia era in un caso simile ed ha compiuto sforzi per integrare nella sua economia le attività svolte in modo occulto. L'economia sotterranea, oltre ai traffici di armi, di droga e di esseri umani che sono attività illecite o immorali, si basa su scambi di prossimità che portano il segno di una certa solidarietà per fare fronte alle esclusioni del sistema economico. Sono reti di resistenza e di mutua assistenza che si sviluppano sulla cultura rurale tradizionale per permettere di sopravvivere a categorie di persone poco integrate nel sistema economico attuale e la generalizzazione del lavoro salariato. In caso di crisi principale, tutta la popolazione oscilla in queste reti di mutua assistenza. Abbiamo l'esempio della popolazione di Mosca nel 1992 che ha garantito la sua alimentazione in questo modo. C'è anche il caso dell'Argentina negli anni 2000 che ha organizzato un'economia parallela per evitare la conseguenza della caduta della sua valuta rispetto al dollaro. Siamo dunque di fronte ad un problema di cambiamento di cultura che riguarda tutto uno stato ed una popolazione. Importare prodotti per alzare il suo tenore di vita allora che le imposte sono deboli, non permette di sviluppare gli investimenti pubblici ed i lavori di infrastrutture che sono alla base di uno sviluppo economico poiché questo si traduce rapidamente con una vampata dei disavanzi pubblici.  Il caso della Grecia e dei paesi del Sud dell'unione europea nel 2010 dimostra che il oligarchie finanziario non può più soddisfarsi della situazione attuale e tollerare paesi nei quali coabitano economia mercantile ed economia sotterranea a scapito delle finanze pubbliche degli stati. Il oligarchie finanziario si attacca così a questi stati che non rispettano il gioco della dottrina finanziaria néolibérale. È un modo di mostrare che c'è un'altra soluzione che il liberalismo economico che non tollera le organizzazioni in rete e le economie sotterranee.

In attesa della solidarietà politica tra gli stati per passare quest'ostacolo economico principale tra paesi produttori e paesi consumatori non produttori, le misure raccomandate dalla oligarchie finanziario contro i paesi del Sud sono conosciute: soppressione di tutto ciò che tocca al sistema sociale di protezione dei cittadini, riduzione del salario e del numero funzionari. In chiara eliminazione del sistema sociale che è la principale spesa degli stati a causa del patto repubblicano. L'obiettivo è conosciuto: privatizzare le spese sociali per aprire nuove prospettive d'arricchimento per i proprietari dei mezzi di produzione e le società finanziarie. È bene l'obiettivo del néolibéralisme e del capitalismo ridiventato selvaggio. I consumatori, i cittadini per sopravvivere dovranno bene finire per pagare e lavorare secondo gli ordini dei nuovi padroni del mondo che hanno infine mezzi per arricchirsi senza i limiti posti dagli stati. I ricchi sono molto vicino ad arrivare a fare la dimostrazione ai popoli che solo la legge dell'arricchimento e della libertà della proprietà privata è capace di dirigere ed organizzare il mondo. La soluzione dell'intervento degli stati non sarebbe mentre fonte di spreco delle risorse e d'inefficienza politica economica e sociale. Ma ne siamo ancora qui che al livello delle argomentazioni dell'oligarchie finanziario anglosassone che ha difficoltà ad ammettere che un'altra cultura possa lui resistere. Non occorre essere un indovino per sapere che le popolazioni si comporteranno differentemente e nel senso inverso delle soluzioni immaginate dai finanzieri. Un funzionario greco (o francesi) che lavorerà meno per essere pagato meno utilizzerà il suo orario di lavoro per una seconda attività che sarà inevitabilmente remunerata attraverso l'economia sotterranea. Ci saranno dunque meno imposte sul reddito per le casse dello Stato ed ancora d'economia sotterranea. I finanzieri saranno dunque presi alla loro trappola ed i debiti potranno finire soltanto per soffocarli anche se prima di tutto avranno pagato forze dell'ordine e mercenari per afferrarsi dei beni materiali ed immobili delle popolazioni che saranno precipitato nella povertà. Lo stesso dicasi per il problema delle pensioni, che sia in Grecia, in Francia o ovunque nel mondo: arretrare l'età della pensione dopo 60 anni ritorna ad ostare a che le popolazioni abbiano una seconda attività non mercantile per preservare il suo potere d'acquisto. È ovvio che oltre a 60 anni, in particolare in Francia, pochi lavoratori dipendenti lavorano e le imprese che vogliono già eliminare i lavoratori dipendenti di più di 55 anni non hanno una cultura per favorire questo cambiamento del mondo del lavoro. I cittadini sono bene obbligati a capire che si tratta soltanto di una misura contabile brutale per ridurre l'importo della loro pensione di pensione e proibire loro la disponibilità e l'accesso a scambi organizzati in rete di mutua assistenza e di solidarietà. Invece, partire con una pensione di pensione calcolata adeguatamente a 60 anni, anche se è di un importo modesto, permette ancora per un lavoratore dipendente di disporre di cinque a dieci anni per realizzare piccoli lavori da lui o per gli altri, partecipare ad un altro tipo di scambi per migliorare le sue condizioni di vita e preparare la sua fine di vita. La pensione a 60 anni è anche un grido ed una rivendicazione per uscire infine da questo sistema economico e sfuggire allo sforzo, alla gestione autocratique, al paternalismo ed alle relazioni peggiori sociali che caratterizzano la Francia fra i paesi industrializzati. Dopo 60 anni, la pensione è l'occasione di lasciare in parte il sistema di potere economico per integrare reti economiche e sociali nelle quali le condizioni di vita sono migliori e le risposte alle nostre ragioni di vivere più presenti. Troviamo qui il conflitto ricorrente tra volontà dominatrice dei dirigenti dei sistemi di potere e volontà di cooperare dei cittadini per organizzarsi in reti interdipendenti. Rifiutare di tenere conto di quest'aspetti culturali per martellare argomentazioni razionali e contabili per difendere l'ideologia di un sistema di potere diventa allora i segni tangibili di un rifiuto del dialogo, di un autisme politico ingiustificabile ed insopportabile che conduce all'esplosione sociale del sistema di potere. A forza di rifiutare di tenere conto delle organizzazioni in reti che sostengono penosamente la nostra organizzazione sociale, i dirigenti dei nostri sistemi di poteri li lavorano stessi alle loro perdite. Siamo qui nel cuore della nostra parte 4 che seguirà nel nostro sito web.

Questa crisi li conduce dunque direttamente ad una nuova crisi mondiale fondamentale, ad una scelta di società e di civilizzazione. Dopo l'eliminazione dei sistemi di potere comunista, nazista e fasciste, il sistema capitalista liberale ha raggiunto eccessi insopportabili che occorre ora eliminare lasciando i nostri sistemi di poteri.

 

il seguito di questo testo sarà messo in linea all'atto della pubblicazione della versione 2 della località fileane.com: questi testi comporteranno legami hypertextes con risorse documentarie che permettono al lettore di approfondire questo o quello punto. Il testo presentato qui è sostenuto da una rivista di stampa sulla crisi attuale e di altri testi già pubblicati nella versione 1 della località. Ogni parte ha la sua documentazione. La versione 2 si prefigge di essere più concisa ed andare dalla spiegazione dei funzionamenti dei sistemi di poteri e delle reti alla messa in pratica di nuove organizzazioni in rete.

 

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